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yummi
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yummi
“tolgono Condor”
“ma che cavolo dici?” replico stupito a mia mamma
“è cambiata il direttore, sta apportando modifiche sul palinsesto” non c’era nemmeno bisogno di commentare.
Ma come cazzo viene in mente di sbattere un reality in radio?
E’ come fare un programma che propone odori in televisione,
è come avere 30 anni e intenzionalmente rirpovare se una martellata su una mano fa male o meno,
è come scorreggiare in un momento in cui si è consci di avere un forte attacco di diarrea.
Il filo conduttore dei tre esempi è che sono tutti e tre delle stronzate.
Il buon senso nel momento della scelta probabilmente era nelle mutande (quelle della scorreggia e.. si, ne abbiamo già parlato, no?) e si è fatto due belle bracciate per poi uscire felice ed inebriato della bella e nuova esperienza e andare a cambiare una macchina perfettamente funzionante.
E, spero, schiacciarcisi le dita.
A mio parere Caterpillar e Il Ruggito Del Coniglio non sono stati toccati per timore per la propria incolumità da parte di chi ha apportato le modifiche, sono certo che in particolare per Caterpillar non si sarebbe andati molto lontani da una sommossa popolare.
Almeno Bordone ci ha rassicurati che sopravvivrà anche senza Radiodue (si ma a me piaceva sentirlo là, cazzo).
ODE AL DIRETTORE
Voglio quindi ringraziare Flavio Mucciante per aver instupidito una radio che aveva le palle.
Una radio che rendeva tranquillamente sopportabile la nauseante ripetitività di 610 (sentito un paio di volte al mese è gradibile) o l’ascolto di Fabio&Fiamma (mai retto in vita mia anche se storico).
Grazie per avere tolto Condor che ascoltavo in podcast a lavoro e in giro e L’altro Lato che ascoltavo a colazione nel fine settimana.
Grazie per aver tolto due programmi che stimolavano la curiosità, la ricerca e l’ulteriore approfondimento personale degli argomenti trattati.
Però ora, Flavio Mucciante, sii uomo, tira fuori le palle e finisci il lavoro per bene, non lasciare le cose a metà..
Hai castrato un punto di riferimento nell’etere.
E sfortunatamente le oche starnazzanti del reality che, anche se le utilizzassero per fare del Patè (per quanto poco etico possa essere il Patè) sarebbe quasi meglio, non attaccano con tanta gente.
Radiodue era un attracco sicuro per molta gente che ora si è sentita tradita e pugnalata alla spalle.
Senza il nostro porto ora siamo Pirati,
sentirete il picchiare della nostra gamba di legno sul pontile,
sentirete lo scricchiolare delle corde mentre ci lanceremo su vostri vascelli,
sentirete le nostre palle di cannone sfondare e scheggiare il vostro scafo e,
al moemento, ci limiteremo a puntarvi alla gola il freddo acciaio del nostro sdegno verso questo gesto che un minimo di apertura e acutezza avrebbero evitato.
HAAAARRRRR!!!!!
visto che tutti lanciano emergenze a destra e a sinistra..
emergenza mortalità sulle strade
emergenza stupri
emergenze immigrati
emergenze economica (chiamata più spesso crisi)
emergenza scazzo
emergenza case
emergenza freddo
emergenza meteo
emergenza che la squadra italiana di rugby è assolutamente non incisiva sul campo?
emergenza rifiuti
….
oggi, voglio lanciare un’emergenza anche io,
oggi, sarà
sono dei frutti gialli, oblunghi,
vengono spesso avvistati in temibili gruppi, si fanno chiamare “caspi”.
non diventano innocue nemmeno dopo la loro terminazione in quanto
c’è sempre il rischio di scivolare sulla loro parte esterna.
prestate molta attenzione quando camminate per la vostra città,
sia di giorno che di notte, potrebbero essere ovunque.
queste sono le solite cazzate,
un articolo fatto per dare aria ai denti, su una cosa talmente irrilevante che gli stessi inchiostro e carta con cui è stato scritto non valgono l’idea di fondo.
o meglio, l’idea c’è ma è esasperata, con delle fantastiche striature di buonismo..
“un signore anziano che consola una ragazza in lacrime”
dai.. per favore..
mattino, ore 07:50, fa freddo, c’è anche un pò di vento, la stazione dei treni è discretamente esposta. chi è che ha voglia di parlare?
e poi è un buon momento per ascoltare della musica..
Dire “togliete quelle cuffiette” è sensazionalistico, fa bella figura, dà un’aria intelletuale su argomentazioni che di intellettuale hanno ben poco.
sarebbe come dire agli automobilisti di non ascoltare la radio, ai semafori tirate giù il finestrino e parlate con gli automobilisti/ciclisti/pedoni/scooteristi che vi passano affianco..
semplicemente ha poco senso.
e se si riesce a non fermarsi a quel dannato buonismo che tanta fatica si fa a scrollarsi di dosso: “dobbiamo essere tutti carucci, parlarci in treno/metro/bus, scambarci commenti sull’ultimo libro letto o magari sui nostri sentimenti… “
sentire per mezzora suoni che ti scegli,
che non siano il traffico,
gente che urla per strada,
gente al telefono che ti fa cadere le braccia più giù di quanto non pensavi..
non è un reato.
è tanto difficile ammettere che è possibile stare soli, chiusi in se stessi per un pò, magari pensando ai cavolacci propri, che siano casini sentimentali, “oddio oggi devo chiamare $cliente”, o un altra miriade di cose?
è difficile?
NO
proprio per niente.
domattina, come da alcuni anni a questa parte,
srotolerò le cuffiette dal mio ipod nero e le infilerò nelle orecchie,
a manifesto della mia adeguatezza a riuscire a stare solo con me stesso per un pò.
(ah, i diritti della scansione dell’articolo sono riservati a Metro, il quotidiano gratuito.)
Primo problema con Il MacBook ed il router Netgear DG834GTit:
arrivato a casa tolgo il mac dallo zaino e lo accendo,
aspetto che peschi le varie reti wireless intorno e seleziono la mia.
mi chiede la password e la inserisco.
non riesce a collegarsi..
*immagini di guerriglia urbana..*
navigando in vari forum ho letto che smandruppando le impostazioni della wireless poteva andare..
Soluzione:
prima avevo una password WEP a 64 bit,
la ho cambiata con una password WPA ed ora funziona..
Goodbye dear friend, originally uploaded by gandalfk7.
Addio, little Fiesta,
i’ll remember those wonderful times and kilometers together.
oggi durante il viaggio di ritorno il treno è andato molto lento e si è fermato circa a metà viaggio fra Bologna ed Ozzano.
io pensavo si trattasse del solito fatto che trenitalia secondo me è composta da una certa percentuale di inefficienza e la cosa semplicemente si stava palesando.
e invece no!
dopo alcuni minuti che eravamo fermi è passato il capotreno ad informarci che una persona era stata investita da un treno (che proveniva in senso opposto) e che quindi a causa dei rilevamenti delle autorità dovevamo stare fermi per un oretta o più.
ovviamente si è subito pensato ad un suicidio.
questo tempo mi ha permesso di capire quanto gli esseri umani possano essere egoisti, frasi del tipo “ma come, con tutti i modi che aveva per ammazzarsi proprio sotto ad un treno che va a fermare trecento persone doveva farlo???”.
a queste cose, mi dispiace, ma mi viene spontaneo rispondere “bene, tu non capisci un cazzo”.
forse è troppo secca come frase ma esprime quello che provo, forse il non capire la sensibilità umana che vorrei che ci fosse dietro ad un evento del genere.
caro pendolare, quando uno tocca il fondo cosa credi che pensi?
hai mai raschiato il fondo del barile?
a quanto pare no, visto le tue parole.
quando arrivi ad essere tanto esasperato dagli eventi non ti viene di pensare al fatto che trecento pendolari rimarranno fermi per un oretta.
no, pensi semplicemente come farla finita, magari essendo sicuro di non uscirne vivo rimanendo “solo” mutilato o con qualche organo fuori uso.
e il treno tutto sommato è una buona scelta.
lui va
avanti
imperterrito
travolgendo i binari con la forza metallica stridente di svariate tonnellate di acciaio
lui non pensa che qualcuno possa spuntare fuori da un cespuglio e frapporsi fra il suo muso e la sua destinazione.
lui non vede la persona disperata che illuminata dai suoi scintillanti fari sta battendo per l’ultima volta le palpebre
che si sta inumidendo per l’ultima volta le labbra
che sta ritmando gli ultimi battiti pompando sangue
che sta inspirando per l’ultima volta la pungente aria di un mezzo inverno della campagna bolognese.
lui non pensa, no.
il treno travolgerà spegnendo questa vita.
chi invece piangerà disperatamente tentando di fermare l’animale lanciato sulle rotaie è chi lo guida.
che fisserà per l’ultima volta negli occhi chi entro pochi attimi impatterà senza via di scampo la locomotrice.
rimanendo impotente di fronte a ciò che non può evitare.
forse la scelta delle dritte rotaie ha un senso più profondo che un semplice “essere sicuri”.
forse nel disperato gesto si vuole condividere il proprio dolore anche con altri,
chi ti vedrà per la prima e l’ultima volta in un inevitabile attimo
chi sentirà di qualcuno che si è suicidato sui binari.
comunque tu rimarrai,
in parte sulle rotaie,
in parte per sempre nell’anima del macchinista
in parte in un ritardo di molte persone
tu volevi mettere fine alla tua vita, magari essere dimenticato
hai sbagliato, ora tu sei immortale.
vivrai per sempre, un pò dentro di noi.
e grazie per avermi “regalato” questa oretta per capire certe cose che in passato ho solo sfiorato e poi represso.
perchè fotografo?
questa non è la domanda essenziale, potrei fotografare e basta ed il collagene dell’azione non verrebbe a mancare.
la risposta impulsiva è “perchè mi piace”.
benissimo, ma perchè? oohhh.. quante domande, quanti perchè a cui dare una risposta,
testa mia, non puoi semplicemente fare il tuo lavoro senza scocciarmi eccessivamente?
niente da fare.
perchè posso catturare un attimo?
perchè così i ricordi mi seguiranno, volente o nolente?
anche.
principalmente credo che sia perchè in quel momento, mentre avvicino l’occhio all’oculare gommoso,
mentre il pulsante viene schiacciato verso il suo traguardo,
mentre per il mio occhio tutto si fa buio e la pellicola cattura la luce..
mi estranio
mi ricavo una nicchia tutta mia in questa realtà e così riesco ad entrare in contatto con..
con cosa?
e perchè tenendo tra le mani la fredda latta di un rullino o una stampa ancora grondante di acqua
questa nicchia mi pervade più profondamente di un Click–>Memoria–>PC ?
e allora entro in contatto con qualcosa che devo ancora capire.
scrivere con la luce
sentirsi pervasi da un riflesso.